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Concetti fondamentali

Ayurveda



CONCETTI FONDAMENTALI


Riguardo alla salute, alla malattia, alla composizione dei farmaci e alla loro azione, l’Ayurveda ha i suoi concetti fondamentali; è necessario comprendere tali concetti per un corretto apprezzamento della razionalità che sta dietro alle migliaia di ricette descritte nei testi ed usate dei medici ayurvedici per l’assistenza sanitaria delle persone. Di seguito sono descritti in breve questi concetti, che si basano sui vari sistemi della filosofia indiana.


Il concetto delle tre guna


Secondo la filosofia indiana tutta la materia e la psiche, dalla forma più sottile alla più grossolana, sono caratterizzate dal fatto di mostrare tre attributi, o guna, che sono sattva, rajas e tamas. Sattva significa purezza oppure coscienza, rajas energia e dinamismo e tamas massa, inerzia e stabilità. Nella filosofia indiana si ritiene che queste guna siano delle entità reali e concrete che si uniscono, si separano e si riuniscono ancora in maniera perpetua. Tutte le cose che esistono nell’universo sono il risultato del loro modo particolare di disporsi e di combinarsi. Nel mondo fenomenico, qualunque energia esista è dovuta da rajas; ogni materia, ogni resistenza ed ogni stabilità sono dovute a tamas; tutte le manifestazioni coscienti sono dovute a sattva. Quella particolare guna che, in una data sostanza, risulta predominante diviene manifesta, mentre le altre due restano latenti, anche se la loro presenza può essere dedotta dagli effetti che esse hanno. La collocazione di queste guna, secondo l’Ayurveda, è ciò che determina le differenze nel temperamento psichico e nella costituzione fisica di una persona. Comprendere queste tre guna è essenziale per poter apprezzare in modo adeguato i vari concetti dell’Ayurveda.


I concetti di mana (mente) e di prana (slancio vitale)


Secondo la filosofia Vedanta, l’individuo è composto di cinque successivi rivestimenti (kosha), e cioè annamaya kosha (il fisico) che si compone di cinque mahabhuta: pranayama kosha (o rivestimento dell’elan vitae. Lo slancio vitale); manomaya kosha (rivestimento della psiche), vijnanamaya kosha (rivestimento dell’intelletto); e anandamaya kosha (rivestimento della beatitudine). Questi rivestimenti sono indipendenti e le loro manifestazioni sono in stretta relazione. Il primo strato costituisce il corpo fisico; il secondo e il terzo strato costituiscono il corpo astrale. La conoscenza di questa interrelazione tra il fisico, la mente  e lo slancio vitale è molto importante per poter adeguatamente apprezzare le varie misure di assistenza sanitaria prescritte nell’Ayurveda.


La teoria del panchamahabhuta


Il corpo (microcosmo), come l’universo, secondo l’Ayurveda si compone di cinque mahabhuta (elementi basilari), e cioè prthvi, ap, tejas, vaju e akasha.Spesso questi termini vengono mal tradotti come terra, acqua, fuoco, aria ed etere; questo è fuorviante anche per i critici dell’Ayurveda meglio intenzionati. Queste cinque categorie di materia corrispondono ai cinque sensi, e ciò rispettivamente all’olfatto, al gusto, alla vista, al tatto e all’udito. La materia di cui il mondo si compone oggettivamente viene compresa in modo soggettivo, per mezzo dei cinque sensi, lungi dall’essere sviluppati nell’uomo al suo presente stato di evoluzione. Questi cinque stati della materia /successione soggettiva) ed i cinque sensi (successione oggettiva) sono entrambi i prodotti dell’evoluzione di prakrti (la materia primordiale). Queste cinque mahabhuta non sono gli elementi descritti dalle scienze fisiche del nostro tempo, come una poco accurata traduzione di questi termini potrebbe far credere, bensì le cinque classi di oggetti del nostro universo materiale, collegate ai cinque sensi  modo che soggettivamente possiamo aver contatto con l’universo oggettivo.
Il corpo, il cibo ed i farmaci sono composti di queste cinque mahabhuta. Ciò che provoca le malattie è il disturbo nell’equilibrio delle mahabhuta; per correggere questi disturbi devono essere usate le mahabhuta appropriate, sottoforma di farmaci e di cibo. Anche se i tratti caratteristici di queste mahabhuta sono descritti dettagliatamente nei testi ayurvedici, in pratica è estremamente difficile accertarne i requisiti esatti; perciò la loro presenza nel corpo descritta in termini di dosha (le tre unità funzionali), dathus (le sette categorie dei tipi di tessuto), mala (i prodotti di rifiuto) e così via. Analogamente, la composizione mahabhutica dei farmaci, della dieta etc. viene descritta in termini di rasa (i sapori), guna (gli attributi), virya (la potenza), vipaka (il sapore che emerge dopo la digestione), e prabhava (l’azione specifica).


Il concetto di dosha


Le dosha e cioè vayu, pitta e kapha, sono le tre unità funzionali elementari, principi da cui dipende la costruzione ed il sostentamento del corpo. Una persona resta sana fino a che nel suo corpo questi tre elementi restano in stato di equilibrio; il corpo ha la capacità di superar da solo dei piccoli disturbi nel loro equilibrio.
Ma se questa persona ha dei disturbi che superano certi limiti, egli soccombe alle malattie e al deperimento. Le dosha si trovano nel corpo in due forme differenti: sthula, grossolana e sukshma, sottile.  Nel loro stato sottile le dosha sono atindriya, cioè al di là della normale consapevolezza dei sensi; il loro stato normale o anormale viene accertato tramite il manifestarsi delle loro rispettive azioni. Queste tre dosha controllano tutte le funzioni fisiche e psichiche della persona; ognuna di queste tre dosha si suddivide ulteriormente in cinque categorie, sulla base della sua azione sulle diverse parti del corpo; i dettagli di ciò si trovano descritti sui testi ayurvedici.


Dhatus, i tipi di tessuto


La struttura fisica del corpo, secondo l’Ayurveda, si compone di sette categorie di dhatus, o elementi tessutali: rasa (il chilo, compreso il plasma), rakta (la parte rossa del sangue), mamsa (il tessuto muscolare), medas (il grasso), asthi (il tessuto osseo), majja (il midollo osseo) e shukra (il seme, o fluido generatore). I tipi di elementi tessutali sono due: posaka (elementi nutritivi dei tessuti) e posya (tessuti stabili); i primi, secondo l’Ayurveda, si spostano attraverso vari canali per portare nutrimento ai secondi. La circolazione di tali elementi di nutrimento dei tessuti è controllata da vayu; il loro metabolismo,compresa l’assimilazione, da pitta, mentre kapha contribuisce a mantenere la loro coesione e compattezza. Durante la trasformazione metabolica di questi elementi tessutali viene prodotta, come loro essenza, una sostanza chiamata ojas; essa fornisce immunità, cioè il potere di resistere agli attacchi delle malattie. La diminuzione di ojas (ojas-ksaya) è la causa responsabile della temuta malattia chiamata AIDS.
Mala, i prodotti di rifiuto
Durante i processi digestivi e metabolici si formano diversi prodotti di scarto.
Alcuni di questi servono ad uno scopo utile, ma alla fine vengono eliminati dal corpo attraverso le feci, le urine, il sudore etc. Per il mantenimento di una buona salute è essenziale che vengono eliminati regolarmente. Nella terapeutica ayurvedica si pone sempre attenzione all’eliminazione di questi rifiuti.


Prakrti, la costituzione fisica


L’Ayurveda classifica in modo schematico le persone in sette categorie, ognuna delle quali è chiamata prakrti, con precise caratteristiche fisiche e mentali. Queste sette categorie sono causate da vayu, pitta e kapha e dalle loro combinazioni. Questa caratteristica della persona si sviluppa proprio fin dalla nascita e continua fino alla morte. Conoscere quale è questa prakrti è essenziale per scegliere il cibo, le bevande e gli stili di vita appropriati per le diverse categorie di persone, come pure le medicine per il trattamento dei loro disturbi.


Srotas, i canali della circolazione


Nel corpo esistono innumerevoli canali di circolazione, che portano il nutrimento proveniente dall’esterno negli organi e nei tessuti del corpo per il rifornimento di quanto è stato consumato, per la loro crescita e per l’eliminazione dei prodotti di rifiuto del processo metabolico. Ogni ostruzione di tali canali fa insorgere delle malattie. Le tre dosha, vayu, pitta e kapha circolano attraverso tutto il corpo; il mana (psiche o mente) circola attraverso le parti consce dl corpo, escluse le unghie, i capelli, le feci e l’urina. Ogni impedimento o ostruzione di questi canali disturba l’equilibrio delle dosha; d’altro canto, anche delle dosha in condizioni aggravate possono causare l’ostruzione dei canali. Perciò è importante, ai fini della cura, conoscere questi canali; nella terapeutica ayurvedica, prima di tutto si prendono delle misure per rimuoverne l’ostruzione.


Vega dharana, la soppressione degli stimoli naturali


Per restare in buona salute, l’Ayurveda proibisce strettamente la soppressione degli stimoli naturali che si manifestano (vega dharana), poiché varie categorie di disturbi sono causati da tale soppressione. I vega dharana sono quelli dell’urinare, defecare, eiaculare, svuotarsi dell’aria, vomitare, essere affamati, assetati, piangere, dormire e respirare profondamente dopo un esaurimento. Nei testi ayurvedici sono descritte nei più minimi dettagli, le misure da adottarsi per correggere i disturbi dovuti alla soppressione di questi stimoli.


Agni, gli enzimi responsabili della digestione e del metabolismo


Il termine agni significa letteralmente “fuoco”. Proprio come il cibo viene cotto con l’aiuto di un fuoco esterno, anche dentro al corpo il cibo, le bevande ei i farmaci vengono digeriti, metabolizzati ed assimilati dai vari tipi di tessuto con l’aiuto di 13 categorie di agni (gruppi di enzimi). Uno di questi gruppi si trova nel tratto gastro-intestinale ed è chiamato jatharagni; cinque di tali gruppi si trovano nel fegato, per la trasformazione di ingredienti eterogenei in omogenei, e sono chiamati bhutagni. Gli altri sette gruppi si trovano in sette tipi di tessuto e presiedono ai processi di metabolismo ed assimilazione: si chiamano dhatvagni. Se questi agni funzionano male insorgono delle malattie; perciò lo scopo primario del trattamento ayurvedico è quello di correggere prima di tutto questi agni


Karman, i risultati delle azioni passate


Le cause generali delle malattie sono classificate grosso modo come segue:
prajnaparapadha che significa blasfemia intellettuale asatmyendriyarthasamyoga, il contatto non completo dei sensi con gli oggetti (inclusi i germi); kalaparinama, l’esposizione a vicissitudini temporali. On questa terza categoria è incluso il barman, l’insieme delle conseguenze delle azioni del passato, sia appartenenti a questa vita, sia a vite precedenti. In genere si manifestano in forma di serie malattie che affliggono il corpo, la mente e lo spirito. Di solito queste malattie non sono trattabili mediante i metodi consueti; per la loro cura vengono prescritte delle terapie speciali che comprendono dei rituali religiosi.


L’esame dei pazienti


Secondo l’Ayurveda, un paziente viene esaminato mediante ispezione (darshana), palpazione (sparshana) ed interrogazione (prashna). Inoltre si esaminano i pazioneti in modo specifico mediante nadi (esame del polso), mutra (esame dell’urina), mala (esame delle feci) netra (esame dell’occhio), jihva (esame della lingua), sparsa (esame della pelle), shabda (esame della voce) e akrti (tratti fisici). Presi tutti insieme, questi modi si chiamano astasthana pariksa, gli otto modi di esaminare un paziente.


L’ esame delle malattie


Secondo l’Ayurveda, una malattia viene esaminata facendo riferimento ai seguenti elementi: nidana (esame dei fattori di causa), purva rupa (esame dei segni premonitori e dei sintomi), rupa (esame dei degni che si manifestano e dei sintomi della malattia), upasaya (esame mediante la somministrazione delle terapie) e samprapti (patogenesi). Presi tutti insieme, questi elementi sono chiamati pancha nidana, i cinque modi di esaminare una malattia.


Concetti sulla composizione dei farmaci e sulla loro azione


Come è già stato spiegato in precedenza, gli ingredienti dei farmaci, del cibo e delle bevande sono composti da cinque mahabhuta: prthvi, ap, tejas, vayu e akasha, che vengono somministrate in modo appropriato a una persona sana oppure ad un paziente, allo scopo di portare rifornimento dove c’è stato un consumo o una perdita, allo scopo di portare nutrimento per la crescita ed allo scopo di correggere l’equilibrio di queste mahabhuta, che è stato disturbato e quindi ha prodotto la malattia. I tratti caratteristici delle mahabhuta che si trovano nella composizione dei farmaci etc., sono descritti dettagliatamente nei testi ayurvedici, ma in pratica è difficile selezionare un farmaco solamente in base a tali descrizioni; perciò questi tratti caratteristici vengono descritti in termini di rasa (sapori), guna (attributi), virya (potenza), vipaka (il sapore che emerge dopo la digestione) e prabhava (azioni specifiche), che un dottore può facilmente accertare ed usare come base per la conservazione della salute, la prevenzione delle malattie e la loro cura. Secondo l’Ayurveda c’è poca differenza tra un farmaco ed un ingrediente del cibo: entrambi possiedono i cinque fattori sopra nominati; l’unica differenza è che nel primo predomina virya (potenza) e nel secondo rasa (sapore).
I farmaci usati in Ayurveda senza dubbio contengono glucosidi, alcaloidi ed altri principi attivi; ma i medici ayurvedici non usano questi farmaci per la loro composizione chimica sopra descritta; l’azione terapeutica dei farmaci è descritta nei testi ayurvedici e viene usata dai medici solo sulla base del loro rasa (sapore), guna (attributi) e via dicendo. Gli scienziati interessati nella ricerca con i farmaci ayurvedici devono sempre tenere ben presente questo punto, altrimenti approderanno a conclusioni errate.


Modalità differenti di terapia


Secondo l’Ayurveda, a venir trattate non è la malattia (roga), ma il paziente (rogi); questa è senza dubbio una sottile ma molto importante differenza, dal punto di vista ayurvedico, in quanto a due pazienti che hanno la stessa malattia possono essere prescritti due tipi di rimedi differenti. Tenendo presente ciò, il medico ayurvedico dà sempre prescrizioni e ricette ad ogni singolo paziente (purusham purusham viksya). Come abbiamo detto prima il trattamento, secondo l’Ayurveda mira al mantenimento dell’armonia tra le dosha, alla stimolazione di specifici gruppi di enzimi (agni) ed alla rimozione delle ostruzioni lungo i canali di circolazione (srotas-rodha). In questa prospettiva nella pratica ayurvedica, in aggiunta ai singoli farmaci, di solito vengono usati diversi farmaci racchiusi in forma di un’ unica ricetta. Generalmente le terapie ayurvediche sono di due tipi: samsamana, la terapia di lenimento per normalizzare le parti del corpo aggravate. Il primo tipo comprende cinque terapie specializzate, chiamate pancha-karma.


Classificazione dei farmaci


Secondo l’Ayurveda ogni cosa che si trova al mondo è terapeuticamente valida, così come ogni cosa può essere usata in modo appropriato per conservare e promuovere la salute positiva e per prevenire e curare le malattie. Per fare un esempio, nei testi ayurvedici sono descritti circa 700 ingredienti medicinali; un medico perspicace riguardo alla concezione ayurvedica della composizione dei farmaci e della loro azione può accertare l’utilità terapeutica di qualunque altro ingrediente disponibile in questo mondo, anche se la sua funzione non si trova descritta nei testi di Ayurveda. Di solito, le medicine e gli ingredienti del cibo sono classificati in tre categorie, secondo la loro sorgente o origine: audbhijja (origine vegetale), jangama (origine animale) e bhauma (metalli, minerali, pietre preziose e semi-preziose). Le prime due categorie vengono chiamate cetana (dotate di coscienza), la terza categoria è chiamata acetana (sprovviste di coscienza, oppure con la coscienza in fase latente). Secondo altri criteri, i farmaci e gli ingredienti del cibo sono classificati in vario modo, come rasa (sapore), guna (attributo), virya (potenza),vipaka (il sapore emergente dopo la digestione), prabhava (azione specifica), karman (l’azione terapeutica che comprende l’azione su differenti parti del corpo in una persona sana), akrti (tratti fisici) e kalpana (processi farmaceutici implicati o modalità di preparazione).


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