Alimentazione e Depurazione

La visione ayurvedica della vita è essenzialmente legata al concetto di equilibrio, scorrimento e pulizia. Un organismo per ben funzionare deve avere le funzioni fisiologiche in equilibrio, le comunicazioni fra i tessuti ed i vari distretti del corpo efficienti e l’eliminazione dei materiali di scarto deve avvenire perfettamente. Quando uno di questi elementi al contrario, non funziona, l’organismo si ammala. Lo stato di salute quindi esiste quando: il Fuoco gastrico (Agni) è in condizione ottimale; i dosha (Vata-Pitta-Kapha) sono in equilibrio; i tre prodotti di rifiuto, mala (urina, feci, sudore) sono prodotti a livelli normali ed eliminati, i sensi funzionano normalmente; corpo mente e coscienza fluiscono in armonia come una cosa sola. Una delle cause della malattia ha origine dall’indebolimento del fuoco più importante del corpo chiamato “Jathara Agni”, il fuoco della digestione. La principale conseguenza del suo non equilibrato funzionamento è la formazione di quel che in Ayurveda viene chiamato Ama che letteralmente significa “non digerito”. E’ in pratica un accumulo di tossine che sotto forma di materia scura, appiccicosa e maleodorante, si deposita prima nel tratto gastrointestinale e poi viene assorbita insieme alle sostanze nutrienti, penetrando in profondità nei tessuti e depositandosi laddove il corpo è più debole. Ama fisico può essere creato in due modi: 1. A causa del fuoco digestivo debole: Se il fuoco digestivo è debole, una parte del cibo non viene digerita, rimane nel corpo, diventa tossica e va a disturbare ulteriormente la funzione digestiva creando ostacoli ed accumuli. 2. Mangiando in maniera impropria: Per digerire bene il cibo bisogna mangiare secondo la forza del proprio fuoco digestivo e secondo alcune regole basilari. Anche se il fuoco digestivo è forte, malgrado le nostre migliori intenzioni, spesso ci si trova a mangiare troppo, a mangiare cibi di cattiva qualità e troppo pesanti, a mangiare in orari sbagliati, a fare un pasto prima che quello precedente sia digerito, oppure a mangiare quando siamo ansiosi, agitati, arrabbiati o di fretta. Il risultato sarà comunque la formazione di ama. L’ama che si viene a formare si mescola con le sostanze nutrienti e attraverso i vari canali di circolazione (srota) si deposita in quelle parti del corpo dove l’immunità è più debole. A causa di questo accumulo, si squilibrano i dosha o si bloccano gli srotas, i canali di circolazione. Secondo il luogo in cui ama si accumula, compaiono diverse malattie, per esempio, quando ama si deposita nei polmoni si crea congestione, tosse e asma; nelle articolazioni crea artrite; negli intestini crea diarrea o stitichezza.Secondo l’Ayurveda ama è una delle cause principali delle malattie e nella società moderna questo è un grosso problema. La ragione è che le persone in genere non si alimentano in maniera sana e regolare, non seguono le regole basilari di un alimentazione equilibrata. Inoltre il tipo di cibo che si mangia al giorno d’oggi è altamente “amagenico”: fast food, cibi fritti, conservati, pieni di coloranti, precotti, prodotti insomma privi di energia vitale che non sottendono più al loro scopo primario di apportare nutrienti al nostro organismo. Tutti questi cibi sono pesanti e hanno bisogno di un jatharagni forte per essere digeriti. In pratica, per mantenere la buona salute e curare le malattie, bisogna scegliere una dieta il più possibile equilibrata e naturale, che possa essere digerita senza formare tossine.

 Alcuni sintomi causati dalla presenza di ama nel corpo sono: pigrizia, sonnolenza, febbre leggera, dolori in varie parti del corpo, pesantezza di stomaco dopo i pasti, costipazione, gas intestinali, patina sulla lingua e comparsa di muco nelle feci. La presenza di questi sintomi rivela che il fuoco digestivo è debole o il modo di alimentarsi è sbagliato. Le contromisure da adottare per tenere sotto controllo ama partono dal requisito fondamentale di scegliere una dieta adatta alle proprie capacità digestive, facendo in modo che il cibo sia digerito facilmente. Bisogna anche stare attenti ai cibi che producono ama, cioè tutti i cibi che hanno bassa qualità, pesanti e difficili da digerire. Ama vengono descritte nella letteratura classica ayurvedica in modo preciso, con qualità ed attributi che permettono una facile associazione con quanto nella medicina moderna viene considerato una tossina.

E’ importante tuttavia precisare che nella visione ayurvedica quando parliamo di corpo intendiamo sia il corpo materiale, fisico, che la mente. Ugualmente negativo quindi per il funzionamento dell’organismo è l’ama mentale che viene accumulato a causa di disturbi delle percezioni e delle emozioni: avidità, egoismo, possessività, testardaggine, rabbia, desideri portati all’eccesso, attaccamenti, diventano anch’essi inquinanti mentali e ama.

 In Ayurveda i principi di equilibrio, scorrimento e pulizia si applicano anche ai processi mentali oltre che a quelli fisici. Per il corretto funzionamento di questi sistemi è sempre necessario l’intervento di Agni, il potere del fuoco, elemento potente che racchiude in sé il concetto di trasformazione.

Agni è presente sia nel dominio fisico, dal livello macroscopico a quello molecolare, sia nel dominio mentale. Agni rappresenta il potere della digestione e della trasformazione a tutti i livelli: converte una cosa in un’altra, un cibo in molecole assimilabili e materiali di scarto, neutralizza trasformandola, una tossina. Ma sempre Agni, anche se di altro tipo, catalizza la trasformazione di un pensiero in un altro, concatena le idee e neutralizza i pensieri negativi, Ama mentali, trasformandoli.

Possiamo trasportare le qualità degli ama fisici, ossia qualcosa di pesante ed appiccicoso, che ostruisce, rallenta, intorpidisce, agli ama mentali. Osserviamo quindi le qualità dei nostri pensieri e consideriamo come siano spesso inquinati da attaccamenti, desideri, dipendenze, rancori, situazioni non risolte; tutto questo è considerato ama mentale.

Tutto nasce nella nostra mente e una delle tre cause principali della malattia, secondo l’Ayurveda è l’errore dell’intelletto. Il più grave errore dell’intelletto è quello di identificarsi con i limiti invece che con la illimitata totalità che è la base della sua natura. Normalmente tendiamo ad identificarci con aspetti limitati di noi stessi: il corpo, la personalità, il lavoro, la famiglia, i possedimenti materiali e a causa di questa identificazione perdiamo di vista e dimentichiamo completamente la nostra vera natura che ci dota di potenzialità illimitate. Il progressivo distacco dell’intelletto dalla sorgente dell’illimitatezza ci fa dimenticare la nostra vera natura che è fatta di pura coscienza e questo crea il cosiddetto “errore dell’intelletto” che si manifesta con errori nelle scelte di comportamento e nella dieta, errori nell’atteggiamento mentale, psicologico e spirituale per quel che riguarda i vari aspetti della vita. Tutto questo ci allontana dal naturale equilibrio delle leggi di natura, questi errori creano ama , e uno squilibrio sia nei dosha del corpo che negli elementi naturali esterni, con un danno per la persona e per l’ambiente che essa frequenta. Questo è il modo in cui viene piantato il seme della malattia che, se non intervengono elementi correttivi, germinerà e si manifesterà con il tempo secondo le mille variabili cui può essere soggetto il percorso della malattia. Il modo migliore per ovviare agli effetti dell’errore dell’intelletto è quello di riprendere consapevolezza della propria vera natura, riguadagnare la memoria della pura coscienza origine della nostra vita. Occorre risvegliare quindi ed attingere al potere di trasformazione di Agni, il fuoco della nostra più pura intelligenza, bruciare quindi ogni ama mentale, attaccamenti, negatività. La meditazione come descritta nei testi dello Yoga è la tecnica che più di ogni altra aiuta a prendere contatto con il Sé interiore o “pura coscienza”. Con questo semplice esercizio quotidiano, in modo graduale, la mente si ripulisce, riacquista memoria della sua vera sorgente ed in modo spontaneo le azioni ed il comportamento si uniformano alle leggi di natura, fonte di vera armonia e benessere.

 · AGNI “Fuoco” da sempre amico dell’uomo, il mediatore, il fuoco sacro e sacrificale e allo stesso tempo il fuoco che è il sole, nelle cose che bruciano e nel cuore dell’uomo, ovunque lo stesso eppure sempre differente. Agni come importante fenomeno naturale viene innalzato a divinità e l’idea di Agni è nata dal sole ardente, che con il suo calore accende ogni cosa sia infiammabile. Viene dalle nuvole sotto forma di fulmine è il portatore del fuoco. Viene raffigurato con una barba rossiccia, mascella quadrata e denti roventi. Il legno e il ghi sono i suoi cibi, brilla come il sole che disperde l’oscurità della notte. Il suo sentiero è nero quando invade le foreste, e la sua voce è come il tuono del cielo. Così si pensa che il fuoco abiti non solo sulla terra, nel focolare o sull’altare, ma anche in cielo e nell’atmosfera, come il sole e l’aurora e come il fulmine tra le nubi. Ben presto diventa un Dio supremo che si estende oltre il cielo e la terra e via via che il concetto si fa sempre più astratto, esso appare sempre più sublime. Agni diventa quindi il mediatore tra gli Dei e gli uomini ed è colui che tutti aiuta.

L’INTESTINO IL SECONDO CERVELLO

Tra tutti i mala “prodotti di rifiuto” uno dei più importanti è proprio l’intestino, Quanto all’intestino crasso, esso svolge un ruolo di netturbino, di evacuatore. Trasporta e permette di eliminare le materie organiche che abbiamo ingerito e che non sono state assimilate. In tal modo evita all’organismo di intasarsi, di incrostarsi, di giungere a saturazione e, di conseguenza, di «soffocare», di intossicarsi. Per convincersene è sufficiente osservare cosa accade quando c’è uno sciopero di netturbini in una grande città. L’intestino crasso contribuisce quindi ad una buona «respirazione» del corpo.

Le malattie dell’intestino crasso

Tensioni e sofferenze dell’intestino crasso indicano che tratteniamo le cose, che impediamo loro di partire. Paura di fallire, di sbagliare, eccessiva riservatezza (timidezza) o rifiuto di lasciar andare, di allentare, si manifestano mediante disturbi dell’intestino crasso (costipazione, dolori, meteorismo, flatulenza, eccetera). Le malattie dell’intestino crasso ci parlano anche della nostra difficoltà a «cicatrizzare», a dimenticare le esperienze negative, e l’acidità segnalerà spesso la presenza supplementare di una collera repressa e trattenuta. Poiché serve a eliminare, ad espellere quanto abbiamo ingerito (alimenti) e che non abbiamo assimilato, l’intestino crasso serve altresì a scaricare, a respingere le esperienze che non abbiamo ingerito (vissuto) e che non abbiamo accettato.

La medicina ayurvedica offre grande spazio alle procedure di purificazione del corpo.

Già nel Sushruta Chikitsa era enfatizzata, infatti, l’importanza alla purificazione del corpo sia internamente che esteriormente, rappresentando uno degli strumenti più efficaci per il potenziamento della propria salute. 

Questa esigenza è quindi supportata da due terapie in particolare: il Purvakarma e il Panchakarma.

Il purvakarma e le terapie associate

Attraverso il procedimento del Purvakarma è possibile non solo ripulire l’organismo dalle tossine ma anche eliminare i Dosha in eccesso e aprire gli Srota, ovvero i canali circolatori per porre rimedio ad una cattiva digestione ed errati stili di vita. La pulizia degli Srota, inoltre, permette di offrire maggior nutrimento ai tessuti (anche quelli più in profondità) ed eliminare i prodotti di scarto per evitarne l’accumulo. 

Il purvakarma è caratterizzato dall’unione di una o più terapie che permettono di proseguire il percorso e iniziare poi il trattamento di Panchakarma in condizioni ottimali.

Le terapie che generalmente possono essere realizzate in questa fase sono:

  • Panchana, l’assunzione di cibi particolari che permettono l ‘incremento della qualità degli enzimi. Un esempio concreto sono le tisane ayurvediche;
  • Shenana, le tecniche di oliazione del corpo con unguenti e oli di diversa origine e qualità;
  • Abhyanga, il massaggio terapeutico praticato attraverso l’applicazione dell’olio tiepido e che si differenzia a seconda della costituzione Ayurvedica;
  • Dhara e Vasti, l’applicazione di oli medicati sul capo, nel naso, sugli occhi e nelle orecchie;
  • Svedana, l’ induzione del corpo alla sudorazione tramite calore secco e umido. 

Ciascuna tecnica prevista nel percorso del Purvakarma ha la funzione di eliminare la sovrabbondanza di un Dosha specifico o viziato nonché l’insieme di tossine localizzate nelle specifiche zone del corpo.

Attraverso il calore (Pachara), l’applicazione di oli medicati (Shenana) e la sudorazione (Svedana) è possibile favorire lo smaltimento delle tossine accumulate che vengono convogliati verso il canale digerente per poi espellerle.

IL PANCHAKARMA

Combatte depressione, stress e la stanchezza tipica di questo perio­do. Ringiovanisce il corpo e ricarica di nuove energie. Il Panchakarma è un trattamen­to unico che promette effetti straordinari, in grado di ripri­stinare un benessere totale e duraturo. Panchakarma si­gnifica “cinque azioni”, quelle che, secondo l’Ayurveda, ogni persona, dovrebbe compiere, almeno una volta all’anno, per disintossicare l’organismo, ri­muovere vecchi blocchi emotivi e riequilibrare le energie vitali purificazione in eccesso. Si tratta di cinque trattamenti di “pulizia” pro­fonda in grado di curare molti disturbi e mantenere il corpo giovane e in salute. Secondo la millenaria tradizione vedica, il Panchakarma durava ben 45 giorni. Oggi, invece, questo periodo è stato ridotto a una settimana. Ma, un programma così intenso non è di facile esecuzione. È indispensabile, perciò, seguire prescrizioni e consigli degli esperti e non sottovalutare ogni minima con­troindicazione. Mentre è sem­pre sconsigliato il fai-da-te. ideale a primavera; Ma, in caso di un disturbo, si può fare in qualunque periodo dell’anno. È bene attenersi sempre ai consigli di un esperto. Il momento più adatto, infatti, deve essere scelto con cura, tenendo conto delle condi­zioni fisiche del paziente. Se quest’ultimo non è pronto o se ci sono controindicazioni è meglio rimandare. Solo se ese­guito correttamente, infatti, il Panchakarma produce risul­tati straordinari». Il medico ayurvedico, durante la sua visita, deve individuare la co­stituzione del paziente e i suoi disturbi, ma anche valutarne la forza (bala), necessaria per eseguire ogni passo del tratta­mento che, comunque, è sem­pre personalizzato. La valutazione si esegue interrogando, osser­vando, palpando e ascoltando. Fondamentale l’ascolto del polso. Ogni pratica, poi, deve essere regolata sulla base delle singole costituzioni fisiche e psichiche. Infine, prima di accedere alle cinque pratiche fondamentali del Panchakar­ma, occorre predisporre corpo e mente del paziente attraver­so alcune terapie preparato­rie».
Terapie preparatorie

Le “cinque azioni”
VIRECHANA: terapia pur­gante. Pulisce l’intestino te­nue e riequilibra pitta, l’ener­gia che presiede le funzioni digestive e metaboliche. Che cosa cura. Giova a feb­bre cronica, malattie della pelle, intossicazione, parassiti intestinali, anemia, perdita e ingrigimento precoce dei ca­pelli e ai problemi dovuti a uno squilibrio di pitta. Come si pratica. La sera prima del trattamento si cena con un piatto di kichadi (riso, lenticchie e ghee). Il mattino seguente, a stomaco vuoto, si bevono uno o due bicchieri di un decotto lassativo a base di erbe. Quindi si digiuna, bevendo, nell’arco della gior­nata, circa due litri di rasam, una bevanda calda. L’effetto purgante è assicurato. Infi­ne, dopo circa sei ore, si assu­me un piatto di riso stracotto, con patate e ghee.


VAMANA: terapia emetica (che provoca il vomito). È la pratica più importante del Panchakarma. Pulisce stomaco e polmoni da ama, le tossine derivanti dalla cat­tiva digestione, e riequilibra kapha, l’energia che governa il sistema immunitario. Che cosa cura. Elimina blocchi emotivi ed energe­tici. Cura asma, pigrizia, de­pressione, insoddisfazione, vecchi pensieri non digeriti (compreso il karma). Com­batte i disturbi kapha. Come si pratica. La sera prima del trattamento si ce­na con riso molto cotto, con l’aggiunta in parti uguali di yogurt, zucchero o salgemma e ghee (pietanza che ammorbi­disce i capillari del canale ali­mentare). Il mattino della pra­tica, invece, si assume yogurt con zucchero. Quindi, dopo il rituale canto di un mantra, si bevono uno o due bicchieri di un decotto che provoca la nausea. Infine, si beve un preparato ottenuto facendo bollire una tazza di liquirizia in quattro litri d’acqua o di latte. L’effetto è immediato e, insieme al liquido ingerito, si rigettano tossine e impurità del passato comprese emozio­ni trattenute, rabbia, dolore, paura e odio. Tutto dura 30 minuti. Segue un momento di relax. Infine, dopo un mas­saggio su addome e petto con olio caldo, si ha la percezione di una vera “rinascita”.


BASTI: terapia di oleazione. Si trattengono oli erbalizzati nell’intestino retto. Il clistere medicato elimina ogni tos­sina, anche quelle emotive. Riequilibra i dosha e pacifica vata, che regola le funzioni fisiologiche. Che cosa cura. Combatte stress e tensione. Allevia gastriti, ulcere, artrite, disturbi sessuali, febbre cronica, dolori intercostali, cal­coli renali, mal di schiena, nevrite e sciatica. Giova ai disturbi provocati da un eccesso di vata. Come si pratica. Si lava il colon con un litro e mezzo di acqua bollita insieme a un mix di erbe e, poi, filtrata. Il decotto, così ottenuto, viene iniettato tiepido nel retto. Quindi si trattiene per 5-6 minuti facendo degli esercizi mirati. Infine, si evacua. Poi, alla sera, prima di coricarsi, si fa un clistere di olio medicato da trattenere tutta la notte.


NASYA: pulizia delle vie nasali. Purifica il sistema nervoso e mantiene attive le funzioni motorie e sensoriali. Riequilibra l’energia mentale e risveglia il prana. Che cosa cura. Giova a disturbi mentali, sinusite, epilessia, emicrania, disfun­zioni visive e uditive, migliora la respira­zione. Aumenta me­moria, concentrazio­ne e lucidità. Come si pratica. Si inspirano oli medicati entrambi le nari­ci.


RAKTA MAKSHA: pu­rificazione del sangue. Le tossine del tratto gastroin­testinale sono assorbite dal sangue e messe in circolo per tutto l’organismo. Questa intossicazione è causa di vari disturbi. L’estrazione di una piccola quantità di sangue venoso, allora, stimola la milza a produrre sostanze antitossiche e allerta il siste­ma immunitario. Che cosa cura. Combatte in­fezioni, ipertensione, proble­mi circolatori, herpes, eczemi e acne. È consigliata anche in caso di gotta, ingrossamento di fegato o milza. Come si pratica. Al matti­no, a digiuno e dopo un pedi­luvio, si lega attorno all’alluce un laccio di gomma. Quindi, con un ago sterile, si punge la punta del dito e si fa fuo­riuscire un po’ di sangue. Il medico, osservando il sangue, valuta lo stato di salute del pa­ziente e consiglia rimedi erbo­ristici o gemmoterapici. Al termine di questa setti­mana di purificazione pro­fonda vi sentirete come nuovi.

ALIMENTAZIONE E PREVENZIONE

Le “4 gambe” della medicina ayurvedica

Mi piace pensare sempre che la salute ed il benessere siano come una persona seduta su una sedia.

La sedia ha 4 gambe solide che la sostengono e ognuna di queste 4 gambe svolge la sua funzione specifica e pari alle altre, che è quella di sostenere in questo caso la nostra salute sulla quale stiamo più o meno comodi a seconda dei momenti.

Le 4 gambe rappresentano:

  1. Le necessarie cure e le medicine che ci servono per guarire dai malanni piccoli e grandi;
  2. l’esercizio fisico che da una semplice passeggiata allo yoga ed altri sport ci aiutano tutti i giorni a sentirci belli e sani dentro e fuori;
  3. la nostra condizione mentale intesa come positività o negatività del periodo attraversato, stress, preoccupazioni, psicosi, paure che somatizzate nella mente e nel fisico che destabilizzano il carattere e turbano le funzioni vitali, a lungo andare;
  4. la cura dell’alimentazione quotidiana che ci mantiene in forze, prevenzione vera e in salute lontano da qualsiasi problema patologico: l’ultima gamba, ma forse dovremmo dire che è la prima perché molto decisiva.

L’alimentazione nell’ayurveda

Come voi certamente saprete, la digestione inizia in bocca con la percezione dei gusti.

L’informazione del gusto del cibo viene decodificata dalle papille gustative che inviano un messaggio attraverso i nervi al cervello, il quale riconosce questi gusti e prepara gli organi digestivi a compiere il loro dovere in presenza di quello specifico gusto.

Per questo è importante mangiare lentamente assaporando il cibo: la mancanza di percezione dei gusti dà pesantezza.

L’Ayurveda approfondisce l’analisi del cibo attraverso la conoscenza dei cinque grandi elementi, dei sei gusti esistenti, dell’energia che si sprigiona nella catalizzazione dei cibi in questione, della sua azione su corpo, mente, spirito e, per finire, della sua azione farmacologica ove ce ne fosse.

I 5 elementi nell’alimentazione ayurvedica

Il cibo che nutre il corpo, secondo gli antichi testi, è derivato dagli stessi 5 elementi di cui il corpo è composto, i cinque “Mahabhutas” (grandi elementi allo stato macrocosmico): Etere, Aria, Fuoco, Acqua e Terra

Questi cinque elementi li troviamo in cinque principali categorie di cibi di base a cui sono attribuite poi le qualità dei 5 elementi stessi.

Ad esempio

  • nel riso, nel grano, nei cereali in genere predomina l’elemento terra;
  • nel latte e nei succhi di frutta predomina l’elemento acqua;
  • nelle spezie che stimolano vari enzimi predomina l’elemento fuoco;
  • nei germogli e nei semi predomina l’elemento aria;
  • il riso soffiato contiene etere.

Per fare, comunque, un altro esempio semplice sul pensiero ayurvedico applicato direttamente, potremmo dire che:

  1. quando il potere digestivo è debole si devono usare le spezie che sono ricche dell’elemento fuoco e qualitativamente scaldano lo stomaco: un po’ come aiutare un forno ad arrivare alla giusta temperatura quando non ce la fa da solo;
  2. oppure quando la persona soffre di edema ed è predisposta alla ritenzione idrica quindi, si deve evitare il sale perché l’elemento predominante è l’acqua e non facilita l’eliminazione dei liquidi in eccesso;
  3. o ancora se la persona ha sensazioni di bruciori, deve assumere uva o melone che hanno un effetto calmante rinfrescante dovuto alla qualità di freschezza dell’elemento acqua.

I 6 gusti nell’alimentazione ayurvedica

Dunque, la digestione inizia in bocca con la percezione dei 6 gusti esistenti: dolce, acido (o aspro), salato, piccante (o pungente), amaro ed astringente.

L’informazione del gusto del cibo viene decodificata dalle papille gustative che inviano un messaggio attraverso i nervi al cervello, il quale riconosce i sei gusti e prepara gli organi digestivi a compiere il loro dovere in presenza di quello specifico gusto.

Per questo è importante mangiare lentamente assaporando il cibo: la mancanza di percezione dei gusti dà pesantezza.

Potendo riassumere in breve, per l’effetto dei gusti sull’organismo troviamo che:

  • il gusto dolce: stimola il pancreas ed è calmante del carattere e dell’appetito;
  • l’acido: stimola le ghiandole gastriche, stimola la secrezione salivale e favorisce il senso di soddisfazione;
  • il salato: stimola l’appetito, influisce sul bilancio idrico ed è stabilizzante;
  • il piccante: stimola il metabolismo, riscalda e purifica, è un ottimo tonico;
  • l’amaro: purifica e depura, stimola le funzioni di fegato e la cistifellea, è stimolante;
  • infine l’astringente: sedativo delle mucose, prosciugante e astringente.

Per finire, il legame immediato tra le qualità del cibo, l’effetto terapeutico dei sei gusti e il loro impatto sulla salute non è sempre ovvio, in parte a causa delle complesse diete occidentali e degli effetti del processo digestivo sul cibo, che non viene tenuto sempre in considerazione.

Gli otto fattori per determinare la propria dieta

I Charaka Samhita, antica raccolta di ricerche e trattati medici indiani, elenca otto fattori specifici dei quali dovreste tener conto nel determinare la dieta a voi più adatta.

Valutare la vostra dieta in rapporto a tali fattori, poiché ognuno di essi aiuterà a decidere se il regime alimentare prescelto è giusto nelle attuali circostanze, oppure indicherà i punti da modificare.

Gli otto fattori elencati dai nostri più antichi testi medici sono:

  1. le qualità in natura dei cibi (es.: da cui dipenderà una veloce o lenta digestione e successiva evacuazione);
  2. il modo in cui possono essere alterate le qualità naturali dei cibi (es.: il tipo di cottura o di condimento prescelti);
  3. gli effetti della combinazione dei cibi dell’intero pasto (es.: apporti sbilanciati, eccessi e di cibi compatibili e  possono rallentare o danneggiare il processo digestivo per diverso tempo);
  4. la quantità di cibo ingerita (naturalmente importante ed indicata nella regola suddetta); durante ogni pasto bisogna assumere cibo in piccole quantità, cercando di ripartire lo spazio nello stomaco in questo modo: 1/3 dello spazio in cibo solido; 1/3 di liquidi; 1/3 lasciarlo vuoto;
  5. luogo, clima e tecniche di produzione con cui il cibo è stato coltivato e preparato (per un discorso di proprietà organolettiche del cibo e le tecniche utilizzate per averlo finito sulla nostra tavola);
  6. gli effetti delle stagioni e dell’ora del giorno (anch’essi da rispettare per l’estrema abitudinarietà che il corpo normalmente possiede);
  7. l’orientamento generale sulle abitudini alimentari (nelle abitudini di un popolo e di un paese);
  8. le differenze individuali nel consumo del cibo (concentrandosi su di esso e masticando bene, il cibo dev’essere consumato con calma e in modo regolare.

L’ayurveda afferma che bisogna ingerire tutti e sei i sapori in maniera equilibrata (se si è in equilibrio), facendo una colazione abbondante ed entro le 8 del mattino, un pranzo di media quantità dalle 12 alle 13, ed una cena leggera dalle 19 alle 20 ed almeno tre ore prima di andare a dormire; ma è indicativa anche la costituzione fisica individuale; in caso di squilibrio dei dosha bisognerebbe consultare uno specialista che ci darà indicazioni su quali sapori è meglio abbondare e quali eliminare per poter ripristinare l’equilibrio dei dosha e del corpo.

L’Ayurveda esprime veramente la conoscenza della vita in tutti gli aspetti possibili ed immaginabili che si incontrano tutti i giorni e che terapeuticamente parlando mira fortemente alla prevenzione di tutte le malattie e alla cura di affezioni croniche, suggerendo metodi di vita quotidiana bilanciati che se svolti anche da soli aiutano a migliorare il senso di benessere generale insegnando a prestare più attenzione ai bisogni naturali di mente e corpo e a vivere in accordo con essi.

NOI SIAMO CIÒ CHE MANGIAMO

Da questo antico detto, si può intuire che anche il nostro modo di pensare e di essere è legato al cibo, infatti nella medicina ayurvedica c’è un trattato che parla della mente e delle sue qualità e parla di Tamas, l’ottuso l’ignorante, colui che è pigro e insensibile……rajas colui che è agitato nervoso, instabile che lavora senza una direzione….e poi satwa colui che emana amore e affetto, sempre teso nel migliorare conoscenze e abilità colui che è sempre positivo e cerca sempre le soluzioni.

Date una occhiata alla categoria dei cibi:

Cibi sattvici

I cibi, che hanno un’influenza sattvica sulla mente, sono leggeri nel senso della loro digeribilità e nutrono facilmente mente e corpo. Essi comprendono: cibi freschi, ghee, frutta fresca, la maggior parte delle verdure, cereali (specialmente riso basmatibianco e integrale), grano intero, avena, mungdal intero o spezzato (lenticchie) e mandorle. Questi cibi producono calma, chiarezza a creatività nella mente, salute a vitalità nel corpo.

Cibi rajasici

I cibi che aumentano rajas nella mente, aumentano il calore e il livello di attività nel corpo. Comprendono: cipolle, aglio, peperoni piccanti, pomodori, rapanelli, peperoncino, mais, spezie, uova, pesce e pollame. Questi cibi rendono la mente inquieta, più aggressiva ed emotiva.

Cibi tamasici

I cibi tamasici creano pesantezza nel corpo e comprendono: carne rossa, alcool, funghi, cibi fritti e fermentati, cibi vecchi come il formaggio e gli avanzi. Questi cibi creano ottusità mentale, confusione e disorientamento insieme a letargia fisica e pigrizia. Essi danno anche una forte attitudine alla qualità aggressiva di rajas.

Ora cari lettori se volete veramente migliorarvi, stabilite quale sarà l’obbiettivo fisico ed emotivo che volete raggiungere e procedete al cambiamento e vedrete come nella vostra vita compariranno gioia, pace e felicità con una rinnovata energia e giovinezza.

Parola di maestro

Franco Valbonesi, maestro ed insegnante di ayurveda dal 1996